Una buona notizia

Il nostro assistito A. G. C. H., cittadino colombiano, scappato dal suo Paese di origine con sua moglie e le sue due figlie per le continue minacce ricevute durante il tragitto per recarsi a lavoro che portava a condizioni di timore per la sua incolumità, è stato riconosciuto titolare di protezione speciale ai sensi dell’art. 32,comma 3, del d.lgs. n. 25/2008 e s.m.i. con provvedimento emesso dalla Commissione Territoriale di Roma in data 10/06/2022.

Secondo la Commissione, infatti, “nel caso di specie, esistono fondati motivi di ritenere che l’allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della propria vita privata e familiare così come sancito al comma 1.1., terzo e quarto periodo, dell’art. 19 del D. Lgs. 86/1998 e ss.mm.ii., in quanto dalla comparazione tra la situazione che il richiedente viveva in Colombia, tenuto conto della radicata presenza di criminalità comune e dove credibilmente egli viveva in condizioni di timore per la propria incolumità a causa
della situazione di insicurezza delle zone nelle quali si spostava per lavoro, e quella che egli vive in Italia dove, pur essendosi stabilito da pochi mesi, ha svolto diverse attività lavorative e sta attualmente lavorando , dove sta apprendendo la lingua, come evidente dal livello di comprensione dimostrato durante l’audizione e dove le sue figlie stanno andando a scuola, risulta “un’ effettiva ed incolmabile sproporzione tra i due contesti di vita nel godimento dei diritti fondamentali dei diritti fondamentali che costituiscono presupposto indispensabile di una vita dignitosa” (cfr.Cass. n. 4455/2018; Cass. 24413/2021)”.

Leggi il provvedimento

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

La solidarietà dei migranti è solidarietà!/Migrants’ solidarity is solidarity!

Comunicato congiunto Legal Clinic Roma 3, borderline-europe, Iuventa crew

Migrants’ solidarity is solidarity! (ENG)

Il 20 maggio 2022, la Corte di cassazione deciderà le sorti di 4 rifugiati Eritrei accusati di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare per aver prestato soccorso e offerto solidarietà, sul territorio Italiano, a connazionali in fuga dall’Eritrea. Gli imputati hanno già scontato due anni di custodia cautelare in carcere, tra il 2016 e il 2018, con l’accusa di far parte di una rete criminale dedita al traffico internazionale di migranti. Un’accusa crollata già durante il processo in primo grado che non ha accertato la partecipazione ad alcuna rete criminale, né alcuno scopo di profitto nell’aiuto prestato ad amici e parenti.

A Palermo, per un processo scaturito da un’inchiesta collegata a quella romana, un falegname eritreo è stato incarcerato per quasi tre anni con l’accusa di essere Mered Medhanie, il capo della medesima organizzazione criminale –prima che venisse chiarito che si trattava di uno scambio di persona.

A essere rimasta in piedi nei confronti dei 4 profughi eritrei è l’imputazione per aver favorito il transito dei migranti dall’Italia verso altri paesi, integrata da condotte come quella di aver acquistato biglietti ferroviari per tratte nazionali o di aver procurato cibo, vestiario, un posto per dormire a persone che si trovavano in stato di bisogno. In molti casi, il transito dei migranti verso altri paesi non è neppure stato accertato, in altri, le presunte persone offese dal reato hanno testimoniato a favore degli imputati. Ma il “bene” tutelato dal reato di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare non sono le persone, bensì l’integrità delle frontiere.

Sono moltissime le inchieste che vedono coinvolti imputati migranti e che si risolvono con un nulla di fatto o i cui esiti processuali riducono drasticamente l’impianto accusatorio. Il risultato raggiunto è comunque quello di criminalizzare le stesse reti comunitarie dei migranti, ovvero quelle infrastrutture della solidarietà che ne consentono il movimento. Infrastrutture della solidarietà che consentono la fuga da dittature e guerre, dalla violenza patriarcale e coloniale, che sostengono la legittima aspettativa di poter decidere le sorti della propria vita.

Si tratta della medesima logica che criminalizza la solidarietà del soccorso in mare Anche quando i processi si concludono con l’assoluzione o ridimensionando le accuse, hanno comunque già raggiunto il risultato di fermare le navi e gli equipaggi. Proprio il 21 maggio, avrà inizio a Trapani il processo legato alla più vasta inchiesta italiana sul soccorso in mare, che tiene ferma la nave Iuventa dal 2017, e che coinvolge, insieme alla ONG tedesca, Medici Senza Frontiere e Save the Children. E si tratta della stessa logica che ha visto migliaia di migranti criminalizzati per aver guidato una barca attraverso il mediterraneo, i cosiddetti ‘scafisti’.

I casi dei migranti criminalizzati per solidarietà , però, non hanno ricevuto la stessa attenzione mediatica che viene giustamente riservata alle attiviste e agli attivisti del soccorso in mare e a terra Le imputazioni sono le stesse che hanno coinvolto gli attivisti dell’associazione Linea d’Ombra a Trieste, per il quale il Tribunale ha disposto l’archiviazione, riconoscendo che l’acquisto di biglietti per una tratta nazionale non implica di per sé favoreggiamento del transito, e inquadrando le condotte come solidaristiche. Simile è il caso degli attivisti dell’associazione Baobab, che sono stati assolti dalle stesse accuse il 3 maggio perché il fatto non sussiste

Ma quello che si decide il 20 maggio è un processo che riguarda tutte e tutti perché la solidarietà è tale anche quando a prestarla sono i migranti! È un atto politico che si oppone a un regime dei confini che causa migliaia di morti alle frontiere esterne dell’Europa e perpetua subalternità al suo interno. Quando la solidarietà è prestata da migranti verso altri migranti, troppo spesso un’equazione li equipara a trafficanti o complici, facilitata dall’isolamento e dalla disattenzione pubblica in cui si svolgono i processi. La decisione che verrà presa il 20 maggio riguarda tutte e tutti perché rischia di cristallizzare un’interpretazione della tutela delle frontiere che, una volta di più, le antepone alla solidarietà verso la vita.

 

                                                                                                       

 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

“La Protezione Internazionale delle soggettività LGBTQIA+: accesso alla giustizia e integrazione sociale delle persone migranti transgender”

Locandina

Mercoledì 27 aprile 2022, ore 15.00 – 19.00

Dipartimento di Giurisprudenza Università RomaTre

Aula 4, Ed. Tommaseo (I piano), Via Ostiense 139

Intervengono:

Luciana Sangiovanni, Presidente XVIII Sezione – Diritti della Persona e Immigrazione -Tribunale Civile di Roma 

Denise Venturi, Reporting Associate UNHCR MCO Italy

Leila Pereira, Associazione Libellula

Ennio Mattia Iannelli, Clinica del Diritto dell’immigrazione e della Cittadinanza

Conclude:

Enrica Rigo, Università RomaTre

Introduce e modera:

Martina Millefiorini, Associazione Diritti di Frontiera APS

L’incontro vede la collaborazione sinergica della Clinica del diritto dell’immigrazione e della cittadinanza dell’Università Roma Tre, l’Associazione Diritti di Frontiera, l’Associazione Libellula Italia e il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre.

L’incontro sarà disponibile in streaming.

Per partecipare scrivere a diritti.frontiera@gmail.com

 

 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Una bella notizia!

Il Tribunale di Roma, sezione specializzata, ha riconosciuto lo status di rifugiata a R., assistita della Clinica di nazionalità Brasiliana, alla luce del rischio di persecuzione fondata sull’identità di genere transgender della ricorrente, a cui la Commissione territoriale di Roma aveva in precedenza negato sia la protezione internazionale che quella speciale ex art. 19, co. 1.1 TUI. 

Secondo il Tribunale «dalle dichiarazioni rese dalla ricorrente, emerge una vita segnata, fin dall’infanzia, dalla discriminazione a causa della sua identità di genere». Discriminazioni che, nel contesto del Paese di origine, per natura e intensità ben possono integrare una violazione grave di diritti fondamentali per cui non è ammessa alcuna deroga né bilanciamento.

Infatti, argomenta il Tribunale, «anche se un singolo atto discriminatorio non rappresenta di per sé una persecuzione, molteplici atti ripetuti nel tempo, che vanno ad incidere sull’esercizio dei diritti fondamentali ed irrinunciabili della persona, possono assurgere a persecuzione. Inoltre, l’art. 7 del D.Lgs. 251/2008, al primo comma lettera b), prevede che gli atti di persecuzione possono: “costituire la somma di misure diverse, tra cui violazioni di diritti umani, il cui impatto sia sufficientemente grave da esercitare sulla persona un effetto analogo a quello di cui alla lettera a)”; inoltre, nell’elenco non esaustivo delle fattispecie che vengono previste come atti persecutori, alla lettera f) del medesimo articolo sono espressamente menzionati gli “atti specificatamente diretti contro un genere sessuale o contro l’infanzia”».

Anche alla luce delle COI più aggiornate, infine, il Tribunale ha ritenuto «che, se rimpatriata, la ricorrente correrebbe il rischio concreto di subire atti violenti e discriminatori tali da ammontare a persecuzione in ragione della sua identità di genere e della specifica provenienza geografica. A ciò si aggiunga il complessivo peggioramento della situazione con il governo Bolsonaro, di ostacolo alla libera manifestazione della propria identità sessuale».

Per queste ragioni, il Tribunale ha ritenuto sussistenti i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato ai sensi dell’art. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951 e  degli artt. 7 e 8 del D.lgs 251/07.

Leggi il decreto

 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Criminalizzazione delle migrazioni, solidarietà e pratiche di resistenza lungo la rotta del Mediterraneo centrale

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

VITE IN TRANSITO

MOBILITÀ INFRA-EUROPEA DEI RIFUGIATI E NEGOZIAZIONE DEI CONFINI

Lezione inaugurale del corso di Clinica del Diritto dell’Immigrazione e
della Cittadinanza (a.a. 2021-2022)

Vite in transito. Mobilità infra-Europea dei rifugiati e negoziazione dei confini

Elena Fontanari, Università di Milano

Martedì 26 ottobre 2021 – ore 14.15
AULA 4 – Via Ostiense 139
(on-line su Teams)

Per iscriversi, inviare una mail a: carlo.caprioglio@uniroma3.it

Locandina

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Una rete territoriale per supportare le donne migranti richiedenti asilo e rifugiate che hanno subito violenza

LEAVING VIOLENCE. LIVING SAFE

Una rete territoriale per supportare

le donne migranti richiedenti asilo e rifugiate che hanno subito violenza

Casa delle donne Lucha Y Siesta – Clinica del diritto dell’immigrazione e della cittadinanza, Roma3

Via Ostiense 139, I piano, Aula 4

18 Ottobre 2021, ore 15.30 – 19.30

Si stima che oltre il 90 per cento delle donne che hanno fatto richiesta di asilo in Italia abbiano subito una qualche forma di violenza. Sono migliaia le donne che lasciano il proprio paese per sottrarsi a una situazione di abuso e discriminazione, durante il viaggio subiscono e sono testimoni di violenze inenarrabili, a volte gli abusi e le violenze si ripetono o continuano anche in Italia.

Da 4 anni D.i.Re Donne in rete contro la violenza – la più grande organizzazione nazionale che si occupa di violenza contro le donne – ha avviato in partenariato con Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, il progetto “Leaving violence. Living safe” per facilitare l’accesso ai centri antiviolenza, ai servizi e alle altre risorse sul territorio da parte di donne rifugiate, richiedenti asilo e migranti, promuovendo la diffusione di informazioni accurate e la rimozione di potenziali impedimenti alla fruizione di tali servizi.

La Casa delle donne Lucha Y Siesta è una delle organizzazioni della rete D.i.Re che supporta il progetto Leaving Violence. Living Safe.

Questo incontro nasce dalla volontà di stringere e rafforzare le relazioni esistenti, per far fronte all’attuale situazione di criticità e incertezza che vede coinvolti gli enti preposti all’accoglienza di persone richiedenti protezione internazionale e rifugiate e le istituzioni del territorio, e continuare a costruire percorsi efficaci di fuoriuscita e prevenzione della violenza sessuale, di genere e strutturale che influenza l’integrazione di donnemigranti, richiedenti asilo e rifugiate.

PROGRAMMA

Registrazione dei/lle partecipanti partecipanti

Il progetto Leaving violence. Leaving safe

Irina Lenzi, D.i.Re coordinatrice del progetto e Lucha y Siesta

Presentazione partecipanti

Il fenomeno della violenza contro le donne rifugiate e richiedenti asilo: nei paesi d’origine, in transito e in Italia

Nardos Neamin, Unhcr Protection Associate SGBV

Tratta di esseri umani e Protezione internazionale: emersione dei bisogni, strumenti di referral e accesso alla protezione.

Be Free ed Enrica Rigo, Dipartimento di giurisprudenza Università Roma 3

La normalizzazione della violenza sofferta dalle donne migranti nei paesi di origine e transito: quali strumenti e quali reti tra soggetti che si occupano di accoglienza e soggetti che si occupano di violenza di genere?

Martina Millefiorini, Clinica del diritto dell’immigrazione e della cittadinanza Università Roma 3

Servizi e stereotipi nell’assistenza alle donne migranti e rifugiate: quali limiti nei servizi? Quali strumenti per facilitare l’accesso ai servizi?

A cura di Rosa Paolella MSF, Maria Rossi e Behts Ampuero Asinitas

La violenza strutturale e l’accesso al lavoro e all’istruzione: quali limiti nella costruzione di percorsi di autonomia?

Irene Proietto, Clinica del diritto dell’immigrazione e della cittadinanza Università Roma 3

Ripensare l’accoglienza per costruire percorsi efficaci di fuoriuscita e prevenzione dalla violenza per donne migranti, richiedenti asilo e rifugiate: definizione dei prossimi passi e chiusura dell’evento

Discussione tra le organizzazioni e istituzioni del territorio facilitata da Cristiana Scoppa, D.i.Re – Nardos Neamin, Unhcr Protection Associate SGBV

Informazioni e contatti: Casa delle Donne Lucha Y Siesta, https://luchaysiesta.wordpress.com/, mail:

segreterialys@gmail.com, tel: 3291279117

Facilitazione: Cristiana Scoppa, ufficio stampa – D.i.Re

Zoom host: Giulia Corgiat Mecio – D.i.Re

Locandina

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Una buona notizia

Il Tribunale di Roma ha riconosciuto la protezione sussidiaria a una ricorrente della Clinica, di nazionalità di El Salvador, sulla base di una complessa e approfondita ricostruzione della situazione del paese di origine che offre ampio riscontro alle ragioni addotte dalla richiedente.

Secondo il giudice, infatti, la situazione di violenza diffusa e la corruzione sistemica degli apparati di sicurezza, e in particolare il ruolo delle gang (“maras”) che controllano interi quartieri e delle pratiche estorsive che colpisono specialmente le donne e i giovani, costituiscono un riscontro rispetto al «timore della ricorrente che se rimpatriata sarebbe condannata a vivere chiusa nella “colonia” di appartenza, rischiando seriamente di essere bersaglio di violente minacce, per il solo fatto di uscire dal quartiere assoggettato alla violenza indiscriminata della pandilla allo scopo di esercitare, nell’ambito di in un territorio sottoposto al controllo di altra pandilla, semplici e ordinarie attività della vita quotidiana, come frequentare l’Università: “…se non fossi andata all’università avrei potuto stare tranquilla…. sono sempre stata a casa ….cercavo di stare chiusa …dal momento che inizio a uscire , anche ad andare nel centro della città avrei paura che qualcosa mi accada”, condizione che rivela come costei sia meritevole del riconoscimento della protezione sussidiaria ai sensi dell’art. 14, lett. c), d.lgs. 251/2007».

Clicca qui per leggere l’ordinanza

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Aggiornamento sulle attività di tutela dei diritti della Clinica

Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso della Clinica e ha riconosciuto lo status di rifugiata a C., giovane donna nigeriana vittima di tratta e di mutilazioni genitali femminili.

Secondo la giudice, infatti:

«[…] alla luce delle informazioni sulla situazione obiettiva del paese di origine (Nigeria, n.d.r), della vicenda personale della ricorrente, in primo luogo, quale vittima di tratta degli esseri umani, alla presenza di indicatori che corrispondono agli indici ufficialmente riconosciuti nel contesto dei flussi migratori misti nella rotta del Mediterraneo (età, stato di provenienza, regione e città di provenienza, etnia, condizione familiare, economica e sociale, percorso migratorio e trascorso personale in Nigeria) […]; in secondo luogo, quale vittima della pratica delle mutilazioni genitali femminili; alla luce, infine, delle conseguenze di un ritorno in Nigeria, quali la percezione sociale negativa da parte della società delle donne vittime di tratta per scopo sessuale e delle donne che si oppongono alle mutilazioni genitali femminili, del rischio di future esperienze di tratta, considerata la sussistenza, nel caso in esame, di tutti gli elementi per il riconoscimento dello status di rifugiato, risulta chiaro che la ricorrente, in quanto percepita come appartenente ad un particolare gruppo sociale, possa subire il rischio diretto e concreto di persecuzioni future in caso di ritorno nel suo paese d’origine. Pertanto, ricorrono i presupposti per attribuire alla ricorrente lo status di rifugiato».

Leggi il testo integrale dell’ordinanza

Il ricorso è stato redatto dalle studentesse e dagli studenti della clinica legale sotto la supervisione degli avvocati, che lo hanno poi depositato e discusso. A tutti loro va il merito del buon esito raggiunto. 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Guida al riconoscimento dei titoli di studio per cittadini stranieri

Finalmente la nostra Guida al riconoscimento dei titoli di studio per cittadini stranieri è pronta per circolare e diventare uno strumento utile a sportelli legali, associazioni e cittadine e cittadini migranti che vogliano procedere al riconoscimento dei propri titoli di studio e professionali in Italia.

La Guida si propone, infatti, di fornire indicazioni pratiche, in modo chiaro e sintetico, rispetto alle procedure di riconoscimento dei titoli di studio stranieri e delle qualifiche professionali in Italia. 

La Guida è intesa come uno strumentario utile a supportare le persone migranti nell’esercizio del diritto di studio, nell’accesso al lavoro e alle professioni desiderate che costituiscono un momento essenziale dei loro percorsi migratori e di vita. 

La Guida è realizzata da Irene Proietto, Cecilia Ciobanu, Chiara Petruccioli, Silvia Tripiciano e Livia Stamme, sotto la supervisione di Beatrice Tirinelli. L’elaborazione grafica è di Irene Proietto.

La Guida è stata realizzata in collaborazione con l’associazione Diritti di Frontiera e la Casa delle Donne Lucha y Siesta, con il supporto dalla Fondazione Haiku Lugano.

Per favorire la libera circolazione del sapere è consentita la riproduzione del presente vademecum purché non a scopo commerciale.

 

 

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento